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Il Dinosauro di Omega (e il Delirium di Concord)

Finarte nel 1989 presentò a Milano il Patek Philippe Calibro 89, ideato per i 150 anni della marca ginevrina e che sarebbe stato  messo all’asta a Ginevra nell’evento “The Art of Patek”.

Patek Philippe Caliber 89 was exhibited in Milano by Finarte and there I met Mr.Musy who worked in this Project, but before also on Omega Dinosauro project; this watch was born in 1980, it was an Anniversary watch for first Quartz Omega realized ten years before; Marketing Department organized seven events all over the world based on 7, a magical number.

In quell’occasione ho conosciuto l’ing. Jean Paul Musy, responsabile del Progetto dell’orologio meccanico più complicato del mondo. Un uomo cortese e non ancora smaliziato nei confronti dei giornalisti (specializzati o non), oppure si fidava del buon nome di cui, con POLSO, godevo nel mondo delle lancette. Tra l’altro mi disse che agli inizi non erano state previste 33 complicazioni, volevano solo superare il numero di quelle dei Tasca LeRoy e Graves, comunque il modello doveva essere degno del 150° anniversario della Marca seguendo i desideri del vicepresidente Philippe Stern e del direttore tecnico Max Studer. Fatto sta che arrivammo a parlare anche di Omega dove il nostro interlocutore era stato negli anni ’70-80 uno degli artefici del Progetto Dinosauro che aveva visto un’imponente organizzazione di marketing per il suo lancio.

Oggi ho letto in rete su Hodinkee, un bell’articolo del collega americano Jack Forster, che mette in risalto le difficoltà di costruire movimenti extra piatti nell’orologeria meccanica di tradizione e con un unico esempio al quarzo, appunto il Dinosauro di Omega.

Enciclopedia degli orologi da polso del1995 e Orologi da POLSO del 1989

Così mi è tornato in mente l anniversario del decennale del primo Omega al quarzo. Partiamo dal nome che non era stato scelto per caratteristiche o dimensioni del segnatempo, ma per la complessità del progetto. Il Magique 1355 aveva un movimento in cui un quarzo tagliato a diapason, isolato in una capsula sotto vuoto che lo proteggeva da variazioni di temperatura e choc,  vibrava 32.768 volte al secondo; lo completava un migliaio di transistore inseriti su una superficie di 5,94 mm quadrati, la pila dell’energia aveva uno spessore di mm 1,10. L’orologio era in tiratura limitata e numerata, aveva la cassa in oro, queste erano le sue misure: mm 27×35, spessore 1,48 (ma in qualche esemplare lo spessore fu inferiore e arrivò anche a mm 1,35), vetro zaffiro incassato, corona sul fondello, cinturino o bracciale; l’orologio era venduto in un cofanetto insieme a un portachiavi in oro con la stessa forma del Magique e identica numerazione, lo spessore della lamina era di mm 0,80, adatto quindi come strumento da orologiaio per aprire la cassa.

Quello che interessò il pubblico internazionale fu la presentazione de “la Petite Première” rispetto alla “Grande Première” di dieci anni prima; il Marketing di Omega infatti organizzò una serie di eventi giocando sulla magìa del numero 7. La foto in bianco e nero, pubblicata nel 1989, recava sul retro la scritta “Embargo 20 marzo 1980” e il 20 marzo il Magique fu presentato in 7 nazioni di fronte a 98 invitati (7×14), alle 21 (7×3) durante una cena organizzata in 7 famosi ristoranti della nouvelle cuisine con 7 chefs che avevano ideato 7 menu diversi, ma rigorosamente composti da 7 piatti. Infine per l’evento 7 artisti svizzeri realizzarono altrettante fotografie. L’anno seguente il Magique (calibro 1356/57) fu riproposto con uno spessore maggiore e con il vetro che copriva tutta la cassa e non solo il quadrante.

Il Delirium di Concord degli anni ’70

Completiamo l’argomento ricordando anche un altro extrapiatto al quarzo, il Delirium di Concord, spessore mm 1,98, presentato nel 1979 a New York da Tiffany che ne aveva prenotati dieci e che furono tutti venduti in quel giorno. In seguito furono realizzati altri Delirium ancora più sottili. L’ultimo misurava solo mm 0,98, ma era ovviamente molto delicato e nel 1989 arrivò un’ampia collezione con spessore mm 2,95, movimento con pila al litio e corona sulla carrure mentre negli anni 70 era inserita nel fondello, c’erano anche gli indici non previsti nel capostipite. Anche Longines impiegò quel sottile movimento, il suo orologio ebbe il nome di Feuilles d’Or. Questo ci riporta alle decisioni commerciali di quell’epoca, Omega e Longines, per esempio, avevano affidato la produzione dei movimenti al quarzo a ETA, provocando non poche proteste negli stabilimenti di Bienne e St.Imier.

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