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Il cronografo di Louis Moinet

Louis Moinet il cronografo del 185-1816

Louis Moinet il cronografo del 1815-1816

Ho sempre sostenuto che in orologeria possono esserci molti padri per una stessa invenzione. Può dipendere da particolari più o meno importanti, dal fatto che le idee spesso volano nell’aria atterrando anche a centinaia di chilometri di distanza e in epoche lontane poteva essere difficile datare con sicurezza un’invenzione. Ma c’è anche un altro aspetto da considerare, non tutte le invenzioni hanno poi avuto la necessaria evoluzione per arrivare ad un pubblico più o meno vasto, cioè alla commercializzazione e di molte non sono rimasti che disegni o descrizioni.

Un lungo preambolo questo per il cronografo di Louis Moinet (amico di Breguet e personalità di spicco nella Francia orologiera tra il XVIII e il XIX secolo) presentato il 21 marzo dagli Ateliers Louis Moinet di Sainte Blaise, con una conferenza stampa on line, suffragata da storiche testimonianze di libri e documenti.

Il suo inventore lo definì “contatore dei terzi”, infatti il termine cronografo (letteralmente orologio che scrive il tempo) apparve solo nel 1821 con l’invenzione di Nicolas Rieussec.

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Anche sul movimento la firma di Moinet

 

L’orologio presentato il 21 marzo ha la cassa  in argento, ø 57 millimetri, ed è stato ritrovato recentemente. Dai punzoni sulla cassa è stato possibile risalire alla data: 1815-1816.

Il tempo sul quadrante è diviso in sessantesimi di secondo (nel XVIII secolo Graham realizzo un orologio a colonna che divideva il secondo in quattro; all’epoca di Moinet il decimo di secondo era una misura ottimale per garantire la precisione del movimento).

Sul quadrante in alto a sinistra il contatore dei 60 minuti, a destra quello dei 60 secondi; in basso al centro il contatore delle 24 ore; due lancette identiche per secondi e minuti, una a pomme per le ore e una sottile al centro con contrappeso per il sessantesimo di secondo. Avvio, arresto e ritorno a zero con due pulsanti, idea sino ad ora attribuita all’inventore Adolphe Nicole nel 1862. Platina superiore e quadrante sono firmati Louis Moinet, le alternanze/ora sono 216.000, cifra che oggi sembra incredibile e che fa di questo scienziato dell’Ottocento il pioniere dell’alta frequenza.

 

Romantico Ulysse Nardin

Dieter Meier con il presidente di Ulysse Nardin, M.me Chai Schnyder

Dieter Meier con il presidente di Ulysse Nardin,
M.me Chai Schnyder

Realizzato in 99 esemplari Stranger in the Night è stato presentato durante un Gala a Zurigo, dall’artista Dieter Meier  in duplice veste: padrino della Techno-music e ispiratore di questo nuovo segnatempo che unisce musica e tecnica orologiera.

Meier  è stato anche un grande amico di Rolf Schnyder e azionista della cordata che l’imprenditore orologiero aveva promosso per far rinascere negli anni Ottanta la storica Marca di Le Locle.

All’evento era a fianco di M.me Chai Schnyder, presidente di Ulysse Nardin e di Ludwig Oechslin, da sempre il mago dei movimenti complicati realizzati dalla Maison a partire dagli astronomici.

Per Stranger in the Night, che continua la tradizione della Marca con le ripetizioni minuti e le sonerie a cattedrale, sono stati necessari cinque anni di studio ed esperimenti.

Si può ascoltare l’indimenticabile canzone del 1966, resa celebre da Frank Sinatra, sia a richiesta premendo il pulsante a ore 10, sia al passaggio di ogni ora (ma si può anche attivare il silenziatore). A differenza di quanto accade generalmente nei segnatempo per selezionare le funzioni, non si estrae la corona ma si preme il pulsante che vi è inserito.

Stranger in the Night, novità musicale di Ulysse Nardin

Stranger in the Night, novità musicale di Ulysse Nardin

Naturalmente nel movimento, il Calibro UN690 a carica automatica e con 64 rubini, sono presenti molto componenti che hanno visto Ulysse Nardin iniziare per primo lo studio e l’applicazione del silicio, qui impiegato per scappamento, ancora e spirale.

La cassa in oro rosa ha un diametro di 45 millimetri; sul quadrante la data, indici in cifre romane, piccoli secondi alle sei e la complicazione musicale su un disco che ruota e che si riallaccia alla tradizione delle scatole-musicali.

Questa anteprima sarà senza dubbio una delle novità più interessanti fra quelle che la Marca di Le Locle ha preparato per l’appuntamento di Baselworld 2013. Il fatto di non averla coperta con l'”embargo” sino all’inaugurazione del Salone, fa pensare che non sarà l’unica. Forse la scelta di una canzone e non di un pezzo di musica classica la pone in un comparto diverso dal solito, smitizzando le difficoltà tecniche e portando il modello a un pubblico magari più giovane, anche se sempre provvisto di notevoli disponibilità economiche.

 

Patek Philippe Salons

Nel mondo della distribuzione di orologi si parla generalmente di boutiques o di negozi monomarca, ma c’è un’eccezione. Patek Philippe chiama “Salons” i suoi esclusivi punti vendita di Ginevra, Parigi e Londra . In Cina alla fine dell’anno scorso dopo un paio di anni di lavori necessari per la ristrutturazione del negozio di Shanghai (aperto nel 2005 e seguito nel 2008 da quello a Pechino) la Maison ginevrina ha scelto un altro nome: “Maison Patek Philippe”. Non si tratta di un negozio che vede la vendita come esigenza primaria, ma di un luogo di incontro tra la Marca e il cliente cinese. Philippe Stern, presidente onorario, ha voluto infatti che l’atmosfera fosse quella stessa che pochi fortunati appassionati vivono entrando nella sede ginevrina.

Nel quartiere in stile coloniale  e neoclassico Bund, i nove saloni su una superficie di oltre 1200 mq su due piani, sono stati allestiti con mobili e complementi d’arredo svizzeri, francesi e italiani da M.me Gerdi Stern, moglie di Philippe e madre dell’attuale presidente Thierry. Vetrine in legno laccato e dorato per la collezione attuale della Maison e lampadari in cristallo di Bague, fornitore della real casa di Francia, accentuano l’aspetto lussuoso dove hanno brillato anche pezzi unici inviati per un’esposizione speciale che ha visto al top lo Star Calibre 2000.

Infine quattro orologi in platino e smalti cloisonnées sono stati dedicati all’anno del Dragone e sui quadranti di cinquanta Ore del Mondo (25 in oro rosa e 25 in oro bianco) è stato scritto Shanghai invece di Hong Kong. Probabilmente quest’anno sarà la volta di esemplari decorati con i serpenti.

Patek Philippe Manifattura

Ginevra, la sede storica di Patek Philippe

Ginevra, la sede storica
di Patek Philippe

La più antica Manifattura a conduzione familiare nasce nel 1839 da un accordo tra Norbert de Patek (in seguito nominato Conte da Pio IX) e l’orologiaio Czapek e già sei anni più tardi, il 1° maggio 1845 l’azienda compie un salto di qualità. A fianco del nobile polacco entra, con la carica di Direttore, Adrien Philippe, l’inventore della corona di carica che aveva entusiasmato anche la Regina Vittoria.

Per tutto il XIX secolo è un susseguirsi di innovazioni spesso brevettate e il cammino prosegue anche nel Novecento, accentuando gli studi e la ricerca sulle complicazioni dopo che la Marca, messa in vendita negli anni ’30, diventa proprietà della famiglia Stern.

Componenti speciali, movimenti complicati, brevetti e orologi di grande prestigio, molti divenuti celebri, nascono nei diversi edifici che la Maison ha a Ginevra e che affiancano la prima sede di fronte al lago in Rue du Rhone, dove oggi ci sono uffici, l’ampio negozio e, all’ultimo piano, un elegante spazio di rappresentanza.

Nel 1996 la Patek Philippe riunisce in un solo stabilimento le attività produttive. La zona scelta è Plan-les-Ouates (che in seguito visto l’affollarsi di altre aziende orologiere viene scherzosamente chiamata Plan les watches). Della proprietà fa parte anche un castello che viene adibito a museo e sale di rappresentanza sino a che nel 2001, in una delle fabbriche che la Marca aveva nel centro della città, viene inaugurato il Museo Patek Philippe.

ingresso Patek Philippe

Plan-les-Ouates: all’ingresso della Manifattura svetta una simbolica scultura, la spirale

La nuova Manifattura agli inizi sembra fin troppo vasta, ma in breve tempo lo spazio non basta più, così la Marca trasferisce a Perly l’habillage. Inoltre al di fuori del Cantone di Ginevra possiede PoliArt (lucidatura), Calame (casse), SHG (incastonature), Quadranti Fluckiger a St.Imier, Allaine a Alle (incasso movimenti), Betakron nel Giura (rifinitura e decorazione componenti in acciaio), Patek Philippe SA a La Chaux-de-Fonds e Patek Philippe  La Vallé SA a Le Brassus  (alta orologeria e riparazione). A suo tempo voci di corridoio sostennero che Nicolas G.Hayek avrebbe offerto un aiuto economico, forse temendo che questo gioiello dell’orologeria svizzera diventasse preda di capitali stranieri, ma la famiglia Stern fa tutto da sola e addirittura si dice abbia pagato cash.

Oggi a Plan-les-Ouates si trovano la direzione e la sede amministrativa alle quali si affiancano le attività di ricerca, lo sviluppo dei  meccanismi, la ricerca sulle nuove tecnologie, i reparti design e creazione, la fabbricazione dei componenti dei movimenti e tutte quelle attività che si rendono necessarie alla produzione e consegna degli orologi, nonché il servizio post-vendita e restauro.

La vocazione di Patek Philippe è legata alle complicazioni della tradizione (anche se molto spesso con importanti dettagli innovativi) altre invece sono ideate e realizzate in house; i calibri base sono 19 (17 per orologi da polso, 2 per orologi da tasca) e le referenze dei movimenti oltre cinquanta. Più di 400 sono i macchinari di produzione e precisione di alta gamma e 200 i maestri orologiai. Per la produzione annua di 38.000 orologi meccanici e 12.000 femminili al quarzo è stato calcolato occorrano 15 milioni di componenti. A Ginevra i dipendenti sono 1600, in Svizzera 2000, nel mondo 2200. Giusto per fare un paragone ricordiamo che nel 1989 in Svizzera gli addetti di Patek Philippe erano 500 e venivano prodotti  circa 14.000 orologi.

Il sigillo a garanzia  dell'intero orologio

Il sigillo a garanzia
dell’intero orologio

Nel 2009 nasce il Sigillo Patek Philippe; le due iniziali della Marca incorniciate garantiscono l’alta qualità dell’intero orologio e non solo del suo movimento, come sino ad allora accadeva con il Punzone di Ginevra, assicurandone inoltre il servizio durante tutta la sua esistenza qualunque sia la data di fabbricazione. L’iniziativa ha fatto sì che in seguito anche il Punzone di Ginevra venisse modificato arrivando alla garanzia totale.

 

Look e tecnica a braccetto

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Il Première Tourbillon di Chanel
con la lunetta in rubini taglio baguette
e, a destra, lo scappamento
a tourbillon decorato con petali
di camelia, il fiore di M.lle Cocò.

Quando la maestrìa di grandi orologiai si sposa all’eleganza storica di un marchio, si può arrivare a un giusto equilibro fra due esigenze ben distinte. Secondo me questo traguardo è stato raggiunto dal modello Première che Chanel ha affidato a Giulio Papi e al suo team, per realizzare, l’anno scorso, un Tourbillon eccezionale.

Il movimento di forma si inserisce nella cassa rettangolare (mm 28,5×37) più grande di quella tradizionale e che su lunetta e carure è impreziosita da 184 rubini baguette per oltre 14 carati e da 34 brillanti. Il Calibro ideato da Papi focalizza l’attenzione sul tourbillon, la cui gabbia e decorata con i petali della camelia, il fiore preferito di Cocò, che qui indicano i secondi. Il movimento è a carica manuale.a CHANEL_PREMIERE_TOURBILLON_VOLANT_T2

A parte le difficoltà tecniche legate al movimento, vanno ricordate anche le quasi 250 ore che hanno impiegato i maestri gioiellieri per l’incastonatura delle pietre. Meno esclusivo, ma sempre nel campo degli orologi da sognare o ammirare come opere d’arte, il modello incastonato solo con purissimi diamanti.

Anteprima

Molti i marchi che hanno iniziato da alcuni mesi a presentare alcune delle novità previste per Baselworld.
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Vivacità orologiera

Nuovi Marchi in Italia.

Nonostante la crisi sul nostro mercato arrivano nuovi Marchi, merito della passione che molto spesso coinvolge chi, per un periodo più o meno lungo, opera in questo comparto.
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Arriva Alonso

Grandi Piloti e Marchi di Orologi.

L’elenco dei piloti che hanno legato il loro nome ad una marca di orologi è piuttosto ampio. Il più “titolato” per usare un’espressione cara agli sportivi, è senza dubbio Michael Schumacher al quale Omega ha dedicato numerose versioni del suo Speedmaster.
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Valzer delle poltrone

Molti i Marchi che hanno cambiato l’azionista di riferimento…eufemismo per indicare la nuova proprietà.
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Sponsor e testimonial

Il prestigio di un atleta e i suoi record o il glamour di un’attrice sono tutte atouts importanti nell’offerta di un nuovo orologio. Marchi grandi e piccoli scelgono, a seconda del target al quale si rivolgono, testimonial, amici, ambasciatori o quant’altro possa indicare una comunione di intenti, una scelta di valori tra il prescelto e l’orologio, che esuli dal far pensare a un puro contratto di sponsorizzazione. Poi c’è da chiedersi come reagirà quel pubblico quando, a contratto finito il beniamino dei Gran Premi vestirà un’altra casacca.

Per i giornalisti i cambi significano solo una maggiore attenzione all’impiego delle fotografie d’archivio. Basta la diva da Oscar se il contratto, che raramente si prolunga nel tempo, è scaduto, basta Lewis Hamilton visto che da TAG Heuer è passato a Mercedes, ma questo senza dubbio è il male minore.

Sulle nuove scelte solo il tempo (oltre all’attendibilità delle indagini eseguite da abili professionisti) sarà in grado di dire la sua, ma visto che anche negli orologi c’è un bel turnover di modelli, l’impatto del personaggio unito alla novità può dare ottimi risultati a breve termine.

Il logo Oris sulla Williams F35 nella stagione 2013

Il logo Oris sulla Williams F35 nella stagione 2013

In campo automobilistico un accordo ormai decennale  e che fa storia,  è quello che lega Oris con il Team della Williams e che è passato anche attraverso piloti come Ralph Schumacher e Nico Rosberg.

Ulrich W.Herzog, CEO della Marca orologiera e il costruttore britannico Sir Frank Williams, sono amici di lunga data e così anche nel 2013 il team della Williams porterà il logo Oris sulla carrozzeria delle due auto FW35  alle spalle dell’abitacolo, sull’alettone frontale, sui guanti dei piloti, sui caschi e le tute del team.